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Sezione Miscellanea – Le infinite notti di Cabiria

Le infinite notti di Cabiria.
(A cura di Ludovica Canino)

La trama de Le Notti di Cabiria
Sessanta anni fa, il 27 maggio del 1957, usciva nelle sale Le Notti di Cabiria, un film di Federico Fellini, prodotto da Dino De Laurentis .
Le Notti di Cabiria racconta la storia della giovane Maria “Cabiria” Ceccarelli, interpretata magistralmente da Giulietta Masina (che con questo ruolo vinse il premio come miglior interprete femminile al Festival di Cannes del 1957). Cabiria è una ragazza svampita, sbandata come la Roma di quegli anni, costretta dalla miseria a prostituirsi nei quartieri poveri in cui vive. Ha rischiato anche di essere uccisa dal compagno che l’ha derubata della borsetta, prendendola in giro, come fanno le sue compagne di strada, che si divertono alle sue spalle. S’illude che un divo del cinema come Alberto Lazzari (interpretato da Amedeo Nazzari ) possa interessarsi a lei, ma l’incontro con l’attore si risolve in una testata a una porta di vetro e in qualche soldo.

cabiria7Sconfortata, si reca al santuario del Divino Amore e, presa dall’enfasi religiosa, prega anch’essa, che un miracolo le cambi la vita. Durante la funzione, un vecchio peccatore, zoppo, stremato, si protrae verso la statua della Madonna, convinto che una grazia lo farà reggere sulle proprie gambe, ma cade a terra: è un chiaro presagio di quello che accadrà a Cabiria.
Nel suo girovagare, la donna si concede un biglietto per uno spettacolo d’illusionismo. Viene invitata dal mago sul palco dove, in uno stato di trance, si mette a nudo esprimendo il suo desiderio di essere amata, di vivere, spensierata, un primo incontro d’amore; immagina, inoltre, di passeggiare per i prati raccogliendo fiori e rivive, in questo modo, un momento ancora felice della sua vita, quando era molto giovane, sua madre era ancora in vita e i suoi capelli erano neri, lunghi. All’uscita dello spettacolo il miracolo tanto desiderato s’avvera: un uomo le si avvicina dicendole che, guarda caso, si chiama Oscar, proprio come il co-protagonista dell’immaginazione amorosa durante la trance. Sin dall’inizio l’uomo la corteggia, chiacchiera con lei per ore; nei giorni successivi la porta al cinema e a mangiare la pizza, le dice che non gli importa nulla di quello che fa perché con lei sta bene e vuole sposarla. Cabiria, allora, vende la casa, raccoglie i suoi risparmi, indossa i guanti e la veletta acquistati per l’occasione e con le sue valigie sale sul pullman per raggiungere il fidanzato. Purtroppo bene presto la realtà torna violenta ad imporsi sull’illusione:  un’illusione resta un’illusione. Dopo aver pranzato, Oscar chiede a Cabiria di fare una passeggiata nel bosco ed è lì che la donna capisce che il suo futuro sposo è interessato soltanto ai suoi soldi ed è intenzionato ad ucciderla. Cabiria rimane prostrata (la sua angoscia ricorda quella di Zampanò e dell’Augusto de ll Bidone), ma, fattasi forza come sempre, riesce a mettersi in salvo scappando. Disperata, vaga nel bosco, ed è ormai notte quando incontra un gruppo di giovani che suonano, ballano e cantano, allegri, felici: la donna smette di piangere e ritrova il sorriso, pronta a riprendere la sua strada.

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Le notti di Cabiria nella filmografia di Fellini
Questo film è tra le più importanti opere di Fellini, perché racconta l’autore “immaturo”, l’uomo e il regista riminese prima dell’inizio del suo scavo nelle profondità dell’inconscio. Il film, da un parte ripropone i personaggi più ricorrenti dei suoi film iniziali, quelli dell’avanspettacolo, dall’altra  anticipa alcune delle tematiche che saranno proprie del Fellini successivo: quel senso di vuoto, ad esempio, che ritroviamo nell’ultimo periodo del regista, prima ancora delle sue sedute con Ernst Bernard o dell’amicizia con Gustavo Roll, prima che il suo viaggio filmico si confonda con quello  onirico, abitandosi di una serie di figure ecoplasmatiche che, ad ogni film, danno vita a suggestivi tableau vivant .

Le notti di Cabiria rimane tra i titoli più emblematici della sua filmografia, non perché sia il più riuscito, ma perché in esso possono essere individuati alcuni elementi fortemente caratteristici dell’immaginario filmico e della poetica di Fellini.

Ne Le notti di Cabiria ritroviamo le donne che battono il marciapiede, il ricco palazzo di un attore, lo spettacolo di un’illusionista, la processione, la statua del Santo, il finale con la sfilata nella strada di maschere che sembrano uscite dalla commedia di quegli anni.
E’ un film semplice e lineare, anche se molti amano definirlo frammentario perché le vicende si sviluppano ad episodi:  frammenti di mondo, il mondo di una bambina che gioca a fare la donna .

Le tematiche trattate e il contributo di Pasolini alla sceneggiatura
L’importante contributo di Pasolini alla sceneggiatura è evidente: Cabiria è la sorella più piccola e ingenua di Mamma Roma, protagonista dell’omonimo film del regista friulano (1962). Sia Cabiria che Mamma Roma sono delle prostitute che vengono sfruttate dagli uomini per tutta la loro vita, che si illudono di potersi lasciare le loro torbide esperienze alle spalle, ed entrambe, proprio quando credono di essere a un passo dalla felicità, vengono brutalmente sbeffeggiate dal destino. Ma le mamme hanno una vita più dura, così mentre Mamma Roma precipita in un cupo pessimismo, in Cabiria si può ancora intravedere un barlume di speranza.

Illusione e disillusione si incontrano. Come ne Lo sceicco bianco (1952), Fellini è sempre pronto a disincantare/ci: la verità non sta nello spettacolo dei quartieri alti, nelle tonache dei frati, nelle pittoresche processioni o  nelle promesse d’amore.
Come una dama, Cabiria fa il suo ingresso nella villa sontuosa di Lazzari, lasciando l’ombrello al maggiordomo ma, non appena inizia a credere in quel sogno, si ritrova a spiare il “suo film” dal buco della serratura, senza esserne più la protagonista, aspettando in una stanza adiacente, seduta a terra, consolata dalla compagnia di un cagnetto, ricordandoci l’amara tenerezza di Chaplin in A Dog’s Life.

La vita è spettacolo e le sopracciglia di Cabiria, disegnate in un modo così marcato da ricordare quelle di un clown, ce lo ricordano in ogni sequenza . Ma lo spettacolo è anche guerra e Cabiria non poteva chiamarsi altrimenti. Lei, dalla borgata san Francesco, si accende in strada come il fuoco contro chi la deride ma, appena sente una musica, dimentica tutto e inizia a ballare sorridendo come non mai, sempre lì, nelle strade della periferia romana, perché non c’è strada senza luce.

cabiria2Il critico André Bazin paragonò lo sguardo della Masina a quello di Chaplin : <<Si è spesso evocato Chaplin a proposito di La strada, ma io non sono mai stato molto convinto di questo paragone, molto sforzato, tra Gelsomina e Charlot. La prima inquadratura, non solo degna di Chaplin, ma uguale alle sue migliori trovate, è l’ultima di Le notti di Cabiria, quando Giulietta Masina si gira verso la cinepresa e il suo sguardo incrocia il nostro. Unico, ritengo, nella storia del cinema, Chaplin ha saputo fare un uso sistematico di questo gesto che condanna tutte le grammatiche del cinema. E, senza dubbio, sarebbe fuori luogo se Cabiria, piantando i suoi occhi nei nostri, s’indirizzasse a noi come messaggera di una verità.  Ma il fine ultimo di questo lampo di regia, e che mi fa gridare al genio, è che lo sguardo di Cabiria passa molte volte sull’obiettivo della cinepresa senza mai esattamente fermarvisi. Le luci si accendono su questa meravigliosa ambiguità>>.

Lo struggente sguardo alienato di Giulietta Masina nel finale sembra una vera e propria dichiarazione della poetica di Federico Fellini che, allontanandosi da tutte le regole grammaticali e sintattiche del cinema dell’epoca, dichiara quello che sarà il suo cinema,  un cinema dell’Arte e dell’Inconscio.

Charlot cerca il nostro sguardo, Cabiria non ne ha bisogno, perché sa che lo spettacolo, la lotta e il vuoto sono il suo habitat naturale: il suo rassegnato sorriso suggella un’unica, forte consapevolezza: non esiste un mondo diverso in lei possa vivere e le sue notti saranno in-finite .

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