The dark side of Mars – Quando la fantascienza incontra l’horror

The dark side of Mars – Quando la fantascienza incontra l’horror.
(Gabriele Fortuna)

Is there life on Mars?’ ‘C’è vita su Marte?’ domandava il più alieno tra i cantanti, David Bowie, nel lontano 1973. Dalle prime osservazioni astronomiche1, Marte ha affascinato gli uomini, i cui sogni hanno iniziato a essere popolati da mostruose creature extraterrestri. La geografia rocciosa e desertica, così come la sua atmosfera rarefatta, fanno del Pianeta Rosso una versione da incubo del pianeta Terra, quindi l’ambientazione ideale di storie fantascientifiche a tinte horror.

Tesi all’esorcizzazione della paura dell’ignoto, horror e fantascienza si mescolano, creando ‘’un format standardizzato dove una qualche spiegazione dal dubbio valore scientifico si mostra sotto forma di apparentemente innaturali, spesso orribili, epifanie’’2. L’ibrido siffatto si declina in film più o meno riusciti: ad esempio, The Last Days on Mars (2013) e Fantasmi su Marte (2001) aderiscono alle definizioni di fanta-horror che immaginano, in un prossimo o lontano futuro, uomini alla ricerca del senso della vita nello spazio, aiutati e osteggiati dal progresso scientifico, senza però apportare margini d’innovazione a un mondo tendente a farsi stereotipo.

Space

The Last Days on Mars racconta di un team di scienziati che scopre, accidentalmente, organismi batterici su Marte. I membri del team ne sono contagiati uno a uno, trasformandosi in zombie assetati di sangue. Gli spettatori sono testimoni della fotografia in movimento della cruenta battaglia tra uomo e pianeta, col primo inevitabile vittima, nonché portatore di un messaggio pessimista per l’umanità. Sordi silenzi nello spazio, respiri affannosi degli astronauti, distese desolate, astronavi claustrofobiche, nuvole di particelle orbitanti intorno al pianeta, sangue e assenza di gravità: seppur la presenza di tali stilemi tradisca la convenzionalità alle regole del genere, in controtendenza con la giovane età del regista Ruairi Robinson (forse perché il soggetto è nato da un racconto del 1975 intitolato The Animators1), il film soffre soprattutto della mancanza di tensione che l’horror/sci-fi pretende, e che è presente invece nel suo corto in stile survival movie1, The Silent City (2006), in cui tre soldati affrontano i fuochi nemici di scheletri simili a feroci nazisti, e in cui sono gettate le basi per il lungometraggio che verrà (pensiamo alla soggettiva dal basso con la shaky cam utilizzata nell’ultima scena che preannuncia l’arrivo dell’entità infettiva abitante Marte). Se lo spettatore si identifica con i soldati, i cui singoli passi sono importanti e permettono loro di aver salva la vita, altrettanto non avviene con gli astronauti, la cui fine è segnata dal momento in cui l’infezione virulenta si scatena. Ed è proprio questa prevedibilità nell’intreccio a non provocare sussulti sulla sedia, su cui si rimane seduti comunque per la cura dell’immagine sotto gli aspetti della luce e del colore.

Anche in Fantasmi su Marte, opera di John Carpenter, troviamo la lotta alla sopravvivenza degli uomini per non divenire preda di entità aliene primordiali. Come Robinson, Carpenter reitera motivi del genere (la sfortunata ricerca del Santo Graal della saggezza che ordisce il sistema vita-morte umano, corpi lacerati, ectoplasmi alieni minacciosi, eroine androgine), confezionando però un film autoreferenziale e celebrativo (vi fa un cameo anche la maschera di Michael Myers, protagonista della saga horror Halloween). La tensione agognata in The Last Days of Mars, qui oltrepassa il suo apice e, smorzata da un’ironia di fondo che permea la pellicola, raggiunge le vette del grottesco più estremo. Per quanto d’impatto, gli effetti speciali non aiutano, e sopperiscono a una sceneggiatura pigra, dai dialoghi non memorabili e dai personaggi privi di una caratura tale per cui farne il tifo.

Space 2

A confronto col film La Cosa (1982), sempre di Carpenter, Fantasmi su Marte non giunge a quel compromesso ideale tra forma e contenuto, prediligendo l’orrore visivo a discapito di quello cerebrale.

1- Tramite una serie di studi condotti nella seconda metà dell’800, l’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli scopre una serie di depressioni sulla superficie di Marte e ipotizza vi scorra l’acqua necessaria per vivere.
2- John Clute, David Langford e Peter Nicholls (a cura di), The Encyclopedia of Science Fiction, <http://www.sf-encyclopedia.com/entry/horror_in_sf> (01 giugno 2017).
3- Tales of Terror from Outer Space, a cura di R. Chetwynd-Hayes, Londra, Collins Fontana Books, 1975.
4- https://en.wikipedia.org/wiki/Survival_film (09/06/2017).

 

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